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La relazione tra animali e uomini. Al di l? della specie, amare.

by Sinonimo di benessere
animali su un prato

Cosa succede quando instauriamo un rapporto di fiducia e affetto con un animale domestico? Sorridiamo, ci preoccupiamo, lo consideriamo un membro della famiglia. Il tirocinante psicologo Davide Ciccarelli ci spiega a fondo questo legame, fino a raccontarci la nascita della Pet Therapy. 

La storia che lega uomini e animali affonda le sue radici in tempi molto lontani, ben prima che questi ultimi entrassero a far parte delle nostre vite come animali da compagnia.
Nel Paleolitico, infatti, circa 2 milioni e mezzo di anni fa, gruppi dei nostri antenati cominciavano a lasciare tracce più consistenti della propria cultura, che rivelano come il rapporto uomo-animale fosse già al centro della psicologia umana e di una certa visione del mondo.

Le pareti delle caverne, in questo periodo, sono infatti ricoperte da immagini di animali, alcuni segni astratti e pochissime figure umane. Secondo alcuni studiosi è possibile rintracciare nelle pitture parietali del Paleolitico una concezione ampiamente diffusa tra i nostri antenati, secondo cui gli animali erano visti come “persone” del tutto simili agli umani, anche se avvolte da un “involucro” corporeo differente da quello degli uomini.

Alla base di questa concezione vi era la credenza che, nonostante appartenenti a differenti specie, uomini e animali condividano forme simili di interiorità e siano in comunicazione tra loro.

Questa visione non è molto differente da quella che caratterizza le nostre interazioni con gli animali, specie quelli domestici che partecipano quotidianamente alla nostra vita. Riteniamo, ad esempio, il nostro cane o il nostro gatto capaci di comprenderci, di consolarci, di percepire le nostre emozioni e di condividere con noi sentimenti simili a quelli che sperimentiamo nella nostra intimità. E chiunque conviva con un animale certamente non avrebbe dubbi sul fatto che il proprio amico a quattro zampe sia capace di intrattenere una relazione significativa col proprio compagno di vita.
Lo fanno attraverso interazioni che col tempo assumono caratteristiche particolari a seconda delle modalità di giocare, parlarsi, toccarsi, cercarsi e dove ritmi e intensità differenti delle vocalizzazioni danno vita a un fitto dialogo fatto di comprensione, complicità e fiducia.

La qualità delle relazioni che sperimentiamo con i nostri animali domestici è in grado, peraltro, di fornire una serie di effetti benefici.

Tra gli effetti ben documentati dell’interazione uomo-animale, riscontriamo, negli esseri umani, benefici rispetto alla capacità di incentivare il comportamento sociale.

Gli animali tendono, infatti, a focalizzare e assorbire l’attenzione delle persone in modalità affettuose, esercitando un’influenza positiva e tranquillizzante su di esse, confermata dall’abbassamento dei parametri fisiologici legati allo stress come concentrazione di cortisolo nel sangue, frequenza cardiaca e pressione sanguigna.

Questo è ciò che scoprì Boris Levinson, psichiatra infantile che nel 1961 coniò l’espressione “pet therapy”. Levinson introdusse il suo cane Jingles nelle sedute di psicoterapia con giovani pazienti con cui aveva difficoltà a entrare in relazione e durante quelle sedute notò che la presenza del cane funzionava come una sorta di “rompighiaccio”, come “ponte di comunicazione” in grado di ridurre la distanza tra lui (terapeuta) e il bambino. Questo avveniva soprattutto durante le prime sedute, quando quest’ultimo è spaventato da una situazione completamente nuova e dalla mancanza di confidenza con il terapeuta estraneo.

La maggior parte di questi effetti positivi, di natura psicologica e psicofisiologica, sembra essere legata alla presenza dell’ossitocina, ormone la cui produzione è incentivata durante le interazioni con i nostri animali domestici, dove il suo massimo rilascio sembra essere attivato dal contatto visivo e soprattutto tattile con l’animale.

L’ossitocina è coinvolta in una serie di importanti funzioni psicologiche legate all’instaurazione di un legame significativo.

La sua produzione è infatti fondamentale durante la gravidanza e nella successiva fase di allattamento, dove la sua azione contribuisce alla costruzione di quel legame speciale che unisce madre e bambino. Il ruolo fondamentale che questo ormone ricopre nella creazione dei legami è connesso alla sua capacità di aumentare l’empatia e la comprensione dei bisogni altrui, ed è per questi motivi che è stato indicato come elemento chiave nelle interazioni sociali e nelle relazioni sentimentali, nonché indicato come “ormone dell’amore”.

Prendersi cura di un piccolo compagno peloso è dunque una grande occasione che diamo alla nostra mente e alla nostra vita: quella di imparare ad amare.
Qualcuno che non parla come noi, che non vive come noi, che non ha gli stessi bisogni, che è diverso.
E che nella sua alterità radicale incarnata nella specie trattiene un “segreto”, che ci oltrepassa, che non si svela. Lontano e inaccessibile, ma che non impedisce l’incontro.

mi presento...

Sono Davide Ciccarelli, laureato in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli studi di Torino nel 2019. Attualmente impegnato come tirocinante psicologo presso il Centro di Etnopsichiatria Frantz Fanon e come educatore presso una comunità di minori, sto gettando uno sguardo più attento a quelle che sono le conseguenze della politica post-coloniale e dei fenomeni migratori in termini psicologici; e intraprendendo una riflessione sulle dinamiche relazionali dell’adolescenza. Laddove la relazione rappresenta il tessuto in cui la nostra mente è immersa, nel quale nasce e si sviluppa dando forma ai nostri caratteri, il contatto umano è la scelta che ha motivato e continua a motivare il mio percorso di approfondimento psicologico.

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