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Portineria 14. La storia di tre amiche che hanno trasformato un bar in un porto sicuro

by Sinonimo di benessere
bancone di un bar

La storia di Federica, Emanuela e Francesca, le tre amiche che hanno trasformato un bar in un luogo fatto di gentilezza, disponibilità e un continuo dirsi “grazie”. 

La città va veloce. Ti si muove intorno, con una coreografia confusa di persone e mezzi che schizzano, si incrociano, si allontanano, prendono strade diverse. Ci sono i rumori ripetuti dei tram sulle rotaie e i passi veloci di chi ha una destinazione da raggiungere, con un percorso che forse è già stato fatto mille altre volte, tra gli stessi vicoli, con le stesse scorciatoie, con lo stesso ritmo del corpo.

È un animale, la città. Prende vita e va veloce. E tu vai veloce insieme a lei.
Funziona così. Ci adattiamo ai luoghi e modifichiamo i nostri gesti in base alla realtà che stiamo vivendo. In una città caotica, in cui la gran parte delle giornate è spesso vissuta fuori dalle mura di casa, con tutto quel dover fare e il dover andare, ci sarebbe proprio bisogno di un appiglio.

A Milano, in via Troilo 14, qualcuno l’ha costruito, quell’appiglio. Loro sono Federica, Emanuela e Francesca e hanno dato vita alla Portineria 14. 

 Un bar portineria in cui non ci si limita a servire caffè, ma a fare tanti piccoli favori a chiunque ne abbia bisogno. In vetrina c’è un decalogo con tutti i servizi offerti: Federica, Emanuela e Francesca ritirano chiavi, pacchi, medicine, si impegnano per trovare un professionista se ne stai cercando uno, dal giardiniere all’elettricista.
E lo fanno senza chiedere nulla in cambio. Hanno voluto creare un porto sicuro in cui fidarsi l’uno dell’altro, in cui trovare degli amici in persone mai conosciute prima, dove ci si tende la mano a vicenda, con l’unico scopo di alleggerire e agevolare la giornata degli altri.

Si tratta di semplici gesti, quel genere di cose che portano del bene nel mondo. È proprio per questo che hanno creato anche un banco alimentare aperto, a cui chiunque ha accesso. Così, ogni giorno, dalle 11 alle 19, arrivano persone a lasciare un pacco di pasta, biscotti, latte, che verranno poi distribuiti a chi entrerà da quella porta per chiedere di prenderne una parte.


Ed è così, che si fa alla Portineria 14, si dà agli altri. E lo si fa per il semplice bisogno di sapere gli altri sollevati, almeno durante il tempo speso lì, insieme a loro tre, che sono riuscite a costruire un luogo in cui coesistono aiuto ed empatia, voglia di leggere gratitudine sul volto di chi entra.


La città va veloce. Ci si ferma poco a guardarsi, a preoccuparsi dell’espressione degli altri. Si ha lo sguardo fisso a terra, ci muoviamo troppo spesso pensando di essere gli unici a farlo.
Possiamo rallentarla, la città. Concederci un attimo per porre attenzione, allungare una mano in segno di complicità. E basta davvero poco, come ritirare un mazzo di chiavi, una lettera, o lasciare un pacco di biscotti a qualcuno che probabilmente non incontreremo mai e che ci sarà riconoscente per qualcosa di così semplice, ma indice di una bontà ancora troppo rara.

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