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Rahmi, Ricky e Adam: un coraggio senza confine

by sinonimodibenessere

Dalla palestra comunale “Serio” alla scuola media “Vailati” di Crema ci vogliono poco meno di dieci minuti di pullman. Una quindicina o poco più se si decide di andare a piedi. La mattina del 20 marzo, però, il pullman che deve riportare cinquantuno studenti all’istituto tarda a rientrare. E non si tratta di un semplice ritardo, ma di un dirottamento.

Sono le 11 del mattino e gli studenti di due classi dell’Istituto prendono posto tra i sedili di un pullman dell’azienda Autoguidovie, felicemente stremati dopo la lezione di educazione fisica.  Sono accompagnati da due professori ed una collaboratrice scolastica. Alla guida del pullman si presenta un volto noto ai ragazzini, Ousseynou Sy. Nato in Francia da genitori senegalesi, dal 2004 cittadino italiano. Ha già accompagnato altre classi della “Vailati” lungo quel tragitto. A Crema è conosciuto ed è ben voluto per il suo modo di fare mai sopra le righe. Quel giorno, però, Ousseynou Sy è strano. Appare teso. Una volta che tutti i componenti prendono posto sull’autobus, blocca le uscite e mette in moto. Invece di prendere Viale Santa Maria della Croce svolta verso Via Gaeta, prosegue su Via Gronda Nord per poi uscire sulla Strada Provinciale 415, “la Paullese”. Direzione San Donato Milanese.

I passeggeri a bordo non capiscono cosa stia accadendo finché l’uomo non si ferma a una piazzola di sosta, lega i due professori con delle fascette da elettricista e intima alla collaboratrice scolastica di fare lo stesso ai ragazzini e di sequestrare loro i cellulari. Poi le ordina di cospargere il corridoio e le tende del pullman con della benzina.

La donna esegue gli ordini, ma lascia il cellulare ad un ragazzo in fondo al pullman. Gli lega i polsi, senza stringere troppo. Versa la benzina e torna al suo posto nella parte anteriore dell’autobus con il viso stravolto. A quel punto l’autista prende due ragazzini e li lega accanto a sé, poi riparte.

Nel pullman si diffonde il terrore. C’è chi urla per la paura. Chi piange. Chi continua a non capire cosa stia succedendo. Il tempo sembra non passare mai. Sono tutti in preda al panico. Tutti, tranne uno.

Si chiama Rahmi Shehata. 13 anni. Nato in Italia da genitori egiziani. Nazionalità egiziana, nonostante sia nato a Milano. Ha paura come i suoi amici, ma non si lascia prendere dallo sconforto. Piano piano si libera dal legaccio, recupera il cellulare dalla tasca e di nascosto digita tre numeri sul display. 112! Si acquatta dietro un sedile e, sfruttando il frastuono provocato dagli altri ragazzi, racconta ciò che sta avvenendo sul pullman. Un uomo li ha sequestrati. Ha legato tutti, prelevato i cellulari e cosparso di benzina l’interno del veicolo. Sono sulla “Paullese”. Riconosce la strada perché l’ha fatta diverse volte in auto con i genitori. Chiede aiuto perché i suoi amici sono terrorizzati. La telefonata s’interrompe, ma Rahmi capisce che una chiamata in quelle condizioni, con quel frastuono, può non risultare chiara. Decide allora di riprovare. Stavolta, però, chiama il padre. Gli racconta quanto vede, quanto sente. Deve avvertire la polizia prima che…

… non riesce a finire la frase in tempo. L’autista accosta il pullman velocemente. Si alza di scatto, prende una tanica di benzina e va verso il fondo del pullman dov’è Rahmi è seduto. Il ragazzo lo vede avanzare. Pensa di essere stato scoperto, ma non si perde d’animo. Nasconde il cellulare tra le mani semichiuse, come se tra queste avesse il Corano, abbassa la testa e inizia a pregare ad alta voce. Dopotutto, questo fa il genio, improvvisa.

Ousseynou Sy non gli presta molta attenzione, versa altra benzina sul corridoio e poi torna al suo posto di guida. Questa volta, però, dice qualcosa. Dice di voler arrivare a Linate. Ѐ agitato Ousseynou Sy. Guida in maniera instabile. Ѐ arrabbiato.

<> dice Ousseynou Sy <>.

Rahmi chiama più volte la polizia e i carabinieri, indica la strada che l’autista sta percorrendo. Racconta di quello che ha detto. Poi, una volta finite le chiamate, cerca di rassicurare gli amici. Dice loro che andrà tutto bene. Prova a rasserenarli. Ma è un’impresa, e lo sa bene. Tiene il cellulare stretto tra le mani finché una brusca frenata dell’autista glielo fa cadere sul corridoio. I ragazzi guardano la loro unica salvezza scivolare sul corridoio unto di benzina. Sono impietriti, temono che Ousseynou Sy possa accorgersene. Sarebbe la fine, probabilmente, ma Riccardo“Ricky” – un ragazzo di 12 anni si tuffa repentino e lo raccoglie senza farsi notare. Lo afferra e lo passa subito ad un suo amico  seduto dietro di lui, Adam El Hamami. 12 anni. Nato in Italia da genitori marocchini. Nazionalità marocchina.

Proprio come Rahmi, anche Adam non ci pensa due volte a chiamare il 112.

<> dice a bassa voce al carabiniere dall’altra parte del telefono, poi continua <>. La voce di Adam è ferma seppur spaventata, ma è lucido. Essenziale nelle risposte che dà, prima di concludere con un << […] la prego chiami qualcuno non è un film. Ora sta uscendo, sta andando verso la campagna… la prego>>.

Adam, come Rahmi prima di lui – come se gli avesse mostrato il segreto di una strategia perfetta – dopo aver allertato i carabinieri decide di chiamare a casa. Parla con la madre. La chiama tre volte perché la donna, nelle prime due telefonate, non crede a ciò che il figlio le sta dicendo. Dopotutto Adam è un ragazzo che ama fare gli scherzi, e la madre lo sa bene, ma quando il figlio la contatta per la terza volta nel giro di pochi minuti, allora capisce che non c’è altro tempo da perdere e contatta subito i carabinieri e la polizia.

Gli altri ragazzi nel frattempo, spronati dal coraggio di Rahmi, Ricky e Adam, cercano prima di rompere i finestrini dell’autobus, senza riuscirci, poi iniziano a mimare agli automobilisti che percorrono “la Paullese” una pistola puntata alla tempia, disegnano sui vetri i numeri 1-1-2 con le dita, ma senza nessun esito.

Stremati dalla paura e sfiniti dall’odore nauseabondo del gasolio, i ragazzi vengono sopraffatti dalla rassegnazione. Quando pochi secondi dopo sentono le sirene delle macchine dei carabinieri accostare il pullman all’altezza di San Donato Milanese, dopo quasi 40 minuti di viaggio, il fuoco della speranza si rinfocola. Ma è un attimo.

Ousseynou Sy libera una mano dal volante, pesca un accendino dalla tasca e, facendo scivolare il pollice sulla rotella d’acciaio, accende un fuoco che mostra ai componenti dell’autobus e ai militari che lo fiancheggiano.

Ousseynou Sy entra in contatto telefonico con un carabiniere che si trova all’interno di una delle volanti che segue l’autobus. Prima li intima di allontanarsi, poi li avverte di non sparare ché il mezzo è completamente bagnato di liquido infiammabile e che all’interno ci sono dei bambini, quasi come a volerli proteggere.

Una volante dei carabinieri, a questo punto decide di agire. Supera il pullman dirottato e si frappone tra questo e la strada. Allo stesso tempo un altro nucleo del comando sfonda i vetri posteriori dell’autobus per far uscire le persone a bordo.

Ousseynou Sy tenta l’ultima carta, quella della disperazione, accelera e tampona la volante, ma dopo pochi metri il mezzo si arresta.

I carabinieri aiutano i ragazzi ad uscire uno alla volta, poi viene il turno degli accompagnatori. Una volta usciti tutti dalla vettura, Ousseynou Sy lascia cadere l’accendino fiammeggiante sulla moquette dell’autobus, incendiandolo e ustionandosi le mani.

I ragazzi scappano terrorizzati e si allontanano il più possibile da quella che è stata una vera e propria prigione mobile. Le gambe tremano, ma le lacrime adesso sono di gioia.

Ousseynou Sy, dopo essere stato portato all’ospedale San Paolo di Milano, è stato interrogato in presenza dei suoi Legali e ha confermato che il suo voleva essere solo un gesto dimostrativo e nulla più. Racconta che aveva sentito le “voci” dei morti innocenti affogati nel Mediterraneo che gliel’avevano chiesto, ma senza danneggiare i ragazzini. In virtù di queste dichiarazioni la difesa dell’autista avrebbe evidenziato “segni di squilibrio” da parte del suo assistito.

Per Rahmi Sheata, egiziano nato in Italia, e Adam El Hamami, marocchino nato in Italia, è al vaglio del CdM la concessione della cittadinanza italiana per meriti speciali.

Rahmi, 13 anni

Ricky, 12 anni

Adam, 12 anni

Hanno salvato con il loro coraggio e la loro determinazione 52 persone. Queste persone se sono salve lo devono a loro. Tre ragazzini. Tre eroi. Tre nazionalità diverse. Ma il coraggio e l’altruismo – quelli no – non conoscono confini.

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