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Tutte le sfumature nascoste in una risata

by Sinonimo di benessere

Ridere fa bene, benissimo. Per diversi motivi. Ci fa sentire di buon umore, migliora le nostre giornate e ci lega in maniera speciale a quelle persone con cui condividiamo questo gesto.

Quando dopo una fragorosa risata incrociamo lo sguardo del nostro interlocutore, spesso lo vediamo attraversato da una scintilla che ci è familiare, che divampa anche nei nostri occhi, mentre ridendo li strizziamo leggermente. Nonostante strizzati, quegli sguardi non si perderanno e durante l’atto della risata continueranno a cercarsi, a riconoscersi, a mescolarsi come fossero due corpi che fanno l’amore.

Si, quando ridiamo i nostri occhi fanno l’amore. Fanno l’amore con gli occhi degli altri.

Sono complici. Essere complici è infatti un presupposto fondamentale per ridere insieme e significa comprendersi a vicenda, intuire quello che spesso è il sottile significato che si nasconde dietro ogni comunicazione, parola o gesto scambiato con l’altro. È questa comprensione reciproca a dare vita alla scintilla che accende i rispettivi sguardi di due persone che ridono, laddove esse si coinvolgono in un legame, condividendo, attraverso l’ingegnoso dispositivo della risata, un punto di vista, un’opinione.

Fare una battuta, scherzare a proposito di un argomento, è infatti un modo per comunicare in maniera rapida, naturale e meno impegnata di quanto non richiederebbe una discussione approfondita, un’opinione in merito a qualcosa. 

Di conseguenza partecipiamo in maniera differente ai vari giochi di parole, allusioni e citazioni del nostro interlocutore poiché dietro ad ognuno di questi elementi si nasconde l’espressione di un pensiero, la manifestazione di un punto di vista che implicitamente chiede la conferma di chi ascolta. E la chiede proprio con quella risata che può fornire o meno approvazione a quel pensiero dissimulato nella battuta.

Un’ampia gamma di differenti risate ci permette di partecipare a questo gioco allegorico e assumere posizione nei confronti di quel pensiero che emerge dal sommerso. In altre parole, esistono tante qualità della risata e tanti modi per ridere. In particolare, ognuno di essi è indice di un differente livello di sensibilità rispetto alla vicenda che scatena il riso, e riflette accuratamente le nostre opinioni in merito a ciò di cui si sta ridendo.

Spesso si ride a proposito delle vicende umane, più o meno divertenti, più o meno tragiche. Si ride guardando qualcuno camminare per strada vestito in maniera stravagante, dei suoi comportamenti e del modo in cui interagisce.

Ridiamo di banalità, talvolta, altre invece ci concediamo di scherzare su cose serie, su argomenti che riguardano i grandi problemi della vita contemporanea, sui drammi che si consumano nella nostra società e sulle sue innumerevoli contraddizioni.

Si ride di sé stessi, quando si è abbastanza intelligenti per farlo. E si ride degli altri quando si è incapaci di scorgere nel proprio simile gli stessi potenziali difetti da cui ci nascondiamo tanto abilmente.

Si ride per innumerevoli motivi ma tutti, nella maggior parte dei casi, riguardano l’uomo e la sua vita, le persone e la loro quotidianità, l’umano e le sue sofferenze, piccole o grandi che siano. Perché ridendo possiamo esorcizzarle. Riconoscerle o, al contrario, difenderci da esse.

Il senso dell’umorismo, veicolo di un particolare tipo di risata, è quella capacità di percepire, esprimere e rappresentare, ad esempio con una battuta, gli aspetti più curiosi, incongruenti e divertenti della realtà umana. Tutto questo senza rinunciare alla comprensione e alla riflessione che contraddistinguono la partecipazione empatica alle vicende altrui, che si accompagna al sentimento di identificazione e compassione nei confronti della persona di cui ci si prende gioco.

Se ridere vuol dire in molti casi confrontarsi con una sofferenza potenzialmente trasversale ad ognuno di noi, è allora importante che si rida senza lasciarsi accecare ingenuamente dalla comicità della situazione, senza lasciarsi trascinare dalle risate nella negazione della possibilità di ritrovarsi, in qualche tempo o in qualche luogo, in una condizione simile all’oggetto delle nostre risate.

Se ridere vuol dire diventare complici di un messaggio, convalidare pensieri ed opinioni, dare il proprio consenso ad una rappresentazione della realtà, allora ridere diventa un gesto politico e sociale.
E qualunque sia la posizione che decidiamo di prendere, ridendo, impegniamoci affinché essa sia una posizione umana, indulgente e tollerante della vita altrui. In altre parole, umoristica.

Sono Davide Ciccarelli, laureato in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli studi di Torino nel 2019. Attualmente impegnato come tirocinante psicologo presso il Centro di Etnopsichiatria Frantz Fanon e come educatore presso una comunità di minori, sto gettando uno sguardo più attento a quelle che sono le conseguenze della politica post-coloniale e dei fenomeni migratori in termini psicologici; e intraprendendo una riflessione sulle dinamiche relazionali dell’adolescenza. Laddove la relazione rappresenta il tessuto in cui la nostra mente è immersa, nel quale nasce e si sviluppa dando forma ai nostri caratteri, il contatto umano è la scelta che ha motivato e continua a motivare il mio percorso di approfondimento psicologico.

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